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Le centrali - Colomber - Erto (PN)

Vista della parte destra, rispetto all'ingresso, della centrale del colomber prima della distruzione

pubblicato in — modificato nel

Condizione
Distrutta il 9 ottobre 1963
Anno
19 novembre 1962
Tipologia di turbine
Francis
Numero turbine
1
Salto
10-60 m
Portata massima
22 m3/s
Potenza
9 MW
Produzione annua
10 GWh

La centrale del Colomber era ubicata in caverna nei pressi della diga del Vajont a quota 590 m s.l.m. ed è andata distrutta nella notte del 9 ottobre 1963 con il disastro del Vajont.

Dotata di una turbina Francis ad asse orizzontale prodotta, come anche il regolatore e la valvola a farfalla, dalla Tosi di Legnano, riusciva a sfruttare un salto utile netto minimo di 10 e massimo di 60 m con una portata massima utilizzabile di 22 m3/s per generare, tramite l'alternatore Marelli, una potenza di 9 MW ad una tensione di 10 kV.

L'opera di presa era posizionata tra le quote 583,91 e 590,4 m s.l.m., pochi metri più in basso rispetto alla presa verso Val Gallina che si trovava a quota 591 m s.l.m.. La condotta di alimentazione della centrale, del diametro di 3 metri, prosegue per circa 150 m fino ad una paratoia piana, da qui continuava per altri 45 metri fino alla valvola a farfalla prima turbina. Il piano della centrale era a 588 m s.l.m..

Prima dell'ingresso in centrale è presente una condotta, rivestita in metallo, che collega direttamente la condotta di alimentazione con la condotta di scarico, consentendo quindi il bypass della centrale stessa.

Dopo aver azionato la centrale del Colomber le acque del serbatoio del Vajont venivano scaricate in contropressione nella galleria principale dell'impianto, subito a valle del ponte tubo che attraversa la gola del Vajont andando così ad alimentare, insieme a a quelle provenienti dai serbatoi di Pieve di Cadore e Valle di Cadore, il serbatoio di Val Gallina.

A valle della turbina è presente un pozzo di oscillazione alto 97 metri e con due camere di espansione per regolare l'immissione dell'acqua nella condotta principale verso Val Gallina.

L'elettricità prodotta dall'alternatore veniva trasportata tramite cavi lungo il vano del montacarichi e innalzata a 130 kV mediante trasformatore posto all'esterno sul piazzale poco sopra la cabina comandi e da qui distribuito alla rete elettrica verso Polpet.

Nel piano inferiore della centrale erano presenti le apparecchiature necessarie all'azionamento della valvola a farfalla tra cui la pompa dell'olio con relativo serbatoio ed il pistone oleodinamico ad effetto semplice. Durante l'apertura il pistone forniva sia l'energia per far ruotare la valvola di 90 gradi che per sollevare un grosso contrappeso. In questo modo la chiusura poteva essere effettuata grazie alla sola forza di gravità e senza fonti esterne di energia, semplicemente aprendo il rubinetto di scarico olio del pistone.

Sulla parete destra entrando in centrale erano presenti i quadri elettrici, suddivisi in quattro pannelli sui quali erano posti, da destra a sinistra:

  • comando gruppo turbina-alternatore
    • strumenti indicatori della potenza, corrente e tensione dell'alternatore
    • comandi manuali di avviamento, arresto e di regolazione della potenza e tensione
    • il dispositivo di parallelo con il comando dell'interruttore a 10 kV
    • il commutatore che consentiva di scegliere se le manovre di avvio e fermata venissero effettuate dalla centrale stessa o dalla cabina comandi dove c'è erano presenti cinque pulsanti: avvio, arresto normale, arresto d'emergenza più o meno potenza
  • i relè elettromeccanici posti a protezione dell'alternatore. Controllavano massima corrente, massima tensione, corto circuito tra le spire, differenziale, terra statore e forse terra rotore
  • i 32 relè "cartellino" per segnalare e memorizzare eventuali anomalie con anche il registratore su carta della potenza erogata
  • gli interruttori per la distribuzione della forza motrice e luce con relativi strumenti indicatori

Nel vano tra i quadri elettrici e l'intercapedine, al piano terra, c'erano le apparecchiature a 10 kV relative all'alternatore tra cui:

  • l'interruttore ed il sezionatore
  • la partenza del cavo di potenza per alimentare il trasformatore 10/130kV posto sul piazzale sopra la cabina comandi
  • i trasformatori di misura della corrente (TA) e tensione (TV) utilizzati per alimentare le apparecchiature di protezione e misura
  • la resistenza per il collegamento a terra del centro stella dell'alternatore

Le apparecchiature elettriche a 10 e 130 kV, ovvero interruttori, sezionatori, trasformatori di misura della corrente (TA) e tensione (TV), erano costruite dalla Officine Galileo di Battaglia Terme.

Ai due piani superiori, sopra i quadri elettrici, c'erano le batterie da 25 e 110V, allora fatte con vasi di vetro aperti. Per la loro carica i raddrizzatori erano del tipo ad ossidi, tra i primi che comparsi sul mercato all'epoca, a Soverzene erano ancora in uso quelli a vapori di mercurio. Le batterie alimentavano anche le apparecchiature di manovra e controllo a 130 kV della stazione sterna e quelle a 10kV poste il piano sotto.

I servizi ausiliari della centrale erano alimentari da trasformatori 10kV/220V posizionati al piano terra, dove era presente anche il gruppo elettrogeno di emergenza.

La centrale entra in esercizio il 19 novembre 1962, e viene effettuata richiesta di autorizzazione per l'esercizio provvisorio il 7 dicembre 1962 (Sacchet, 2003). La centrale funziona regolarmente fino al 6 marzo 1963 quando la SADE comunica al Genio civile che la centrale è ferma. Dal 27 settembre 1963 riprende il funzionamento funzionando con i deflussi del lago.

Allo stato attuale è stata completamente smantellata a seguito del disastro del 9 ottobre 1963 che ne ha distrutto completamente le apparecchiature, divelti i carri ponte ed il rivestimento. In epoca successiva all'interno della caverna è stata costruita una struttura più piccola per il controllo e comando degli organi di manovra presenti in loco sulla condotta principale ancora attiva.

La caverna della centrale non è attualmente raggiungibile liberamente in quanto si trova sulla zona non accessibile della diga del Vajont. La strada per accedervi parte dall'abitato di Dogna (BL) e si arrampica pre la montagna sul lato sinistro della forra del Vajont. Purtroppo dopo poche centinaia di metri la strada è chiusa da un cancello.

Il ruolo della Centrale del Colomber negli eventi del Vajont

Dal momento dell'ingresso in esercizio della centrale del Colomber il controllo del livello del bacino veniva effettuato combinando:

  • la portata derivata per alimentare la centrale
  • la portata derivata dal bacino e immessa direttamente nella condotta per Val Gallina
  • la portata dello scarico dalla centrale della Gardona si immetteva nel bacino dl Vajont
  • la portata della condotta da Pieve di Cadore

Quindi riducendo le immissioni da Pieve e dalla Gardona e aumentando la derivazione verso Val Gallina si riusciva a ridurre, più o meno velocemente il livello del lago, il tutto senza sfruttare gli scarichi della diga e senza sprecare acqua.

In particolare nella giornata del 9 ottobre la situazione consisteva:

  • 2 m3/s in ingresso dovuto al torrente Vajont
  • 9 m3/s in ingresso nel bacino dalla centrale di Gardona
  • 45 m3/s estratti dal bacino per ridurne la quota suddivisi in:
    • 15 m3/s in uscita tramite la centrale del Colomber che sfruttando il santo di 40 m produceva 5-6 MW
    • 30 m3/s in uscita tramite la presa per Val Gallina tramite la paratoia della pos. 23

Oltre a questi vi erano 40 m3/s di passaggio sul ponte tubo da Pieve di Cadore e immessi direttamente verso Val Gallina senza passare per il bacino. Dal Vajont verso Val Gallina passavano quindi 85 m3/s di cui 83 utilizzate direttamente dalla centrale di Soverzene al massimo del suo utilizzo e i restanti andavano ad aumentare la quota di Val Gallina.

Per accelerare lo svaso, verso le 18 venne aumentata l'estrazione mediante la pos. 23 aprendo la paratoia da 48 a 80 cm e spegnendo la centrale di Gardona eliminando quindi immissione nel bacino da quest'ultima.

Bibliografia

La storia idraulica del "Grande Vajont"
Rivis L. (2012). La storia idraulica del "Grande Vajont" rievocata da un'addetto ai lavori che allora c'era. Belluno, Italia. Momenti AICS.
Vajont la diga
Sacchet, A. (2003). Vajont la diga. Longarone, Italia. Associazione Pro Loco Longarone.
Aménagements Du Piave
Società Adriatica di Elettricità. (1961). Aménagements Du Piave. Systeme Nord-Oriental. Venezia, Italia. Società Adriatica di Elettricità.
Impianto idroelettrico Piave-Boite-Maè-Vajont. Diga del Vajont
Ufficio Studi SADE. (a cura di) Impianto idroelettrico Piave-Boite-Maè-Vajont. Diga del Vajont. Venezia, Italia. Società Adriatica di Elettricità.
Impianto idroelettrico Piave-Boite-Maè-Vajont. Note sullo schema di funzionamento
Centro progettazione e costruzione idraulica ed elettrica. (Giugno 1984) Impianto idroelettrico Piave-Boite-Maè-Vajont. Note sullo schema di funzionamento. Venezia, Italia. Ente Nazionale per l'energia Elettrica.

Immagini

Vista della parte destra, rispetto all'ingresso, della centrale del colomber prima della distruzione

Nella foto possiamo vedere a partire da sinistra un tratto della spirale della turbina con un passo d'uomo per le ispezioni, e a fianco di questo il regolatore di velocità della turbina con sopra il quadro dove si trovavano le manopole del varia giri, del limitatore di carico e dello statismo oltre che al contagiri e manometri della pressione dell'olio. Il grosso cilindro verticale era l'accumulatore dell'olio in pressione usato per le manovre rapide del distributore. Questo serviva perché le due pompe dell'olio poste all'interno del distributore avevano potenza ridotta. Il banco sulla destra conteneva le elettrovalvole e altre apparecchiature inerenti alla turbina. Sulla parete in fondo, posta alla destra dell'ingresso della centrale c'erano i quadri elettrici

Autore ignoto. Se riconoscete l'autore o avete maggiori informazione su questa immagine scrivete a info@progettodighe.it

Immagine della centrale del colomber in costruzione

Società Adriatica di Elettricità. (1961). Aménagements Du Piave. Systeme Nord-Oriental. Venezia, Italia. Società Adriatica di Elettricità

Planimetrie e sezioni della sala macchine della centrale del colomber

Ufficio Studi SADE. (a cura di) Impianto idroelettrico Piave-Boite-Maè-Vajont. Diga del Vajont. Venezia, Italia. Società Adriatica di Elettricità.

Planimetrie della centrale del colomber con dettaglio delle condotte

Ufficio Studi SADE. (a cura di) Impianto idroelettrico Piave-Boite-Maè-Vajont. Diga del Vajont. Venezia, Italia. Società Adriatica di Elettricità.

Sezioni delle condotte di alimentazione e scarico della centrale

Ufficio Studi SADE. (a cura di) Impianto idroelettrico Piave-Boite-Maè-Vajont. Diga del Vajont. Venezia, Italia. Società Adriatica di Elettricità.

Schema opera di presa

Ufficio Studi SADE. (a cura di) Impianto idroelettrico Piave-Boite-Maè-Vajont. Diga del Vajont. Venezia, Italia. Società Adriatica di Elettricità.

Schema del pozzo di oscillazione

Ufficio Studi SADE. (a cura di) Impianto idroelettrico Piave-Boite-Maè-Vajont. Diga del Vajont. Venezia, Italia. Società Adriatica di Elettricità.

Schema unifilare centrale

Ufficio Studi SADE. (a cura di) Impianto idroelettrico Piave-Boite-Maè-Vajont. Diga del Vajont. Venezia, Italia. Società Adriatica di Elettricità.

Elvis Del Tedesco

Elvis Del Tedesco

+39 340 2905384

Nasce a Pordenone nel 1979, frequenta l’istituto tecnico industriale J.F. Kennedy di Pordenone, dove consegue il diploma di perito informatico. In seguito frequenta il corso di laurea in Ingegneria Informatica presso l’università degli studi di Padova.

Attualmente impegnato presso Generali Business Solutions.

E’ appassionato di fotografia, tecnologia, cultura del periodo delle guerre mondiali e del dopoguerra nelle zone del triveneto.

Nel 2005 fonda ProgettoDighe e attualmente si occupa di tutte le attività tecnologiche e della gestione sia amministrativa che dei contenuti dello stesso.